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Costruzione Yacht in Vetroresina
11.07.15

Yacht Vetroresina (Fiberglass)

Composta da matrice (resina)  e fibra di vetro, in varie tipologie e per diversi usi, è una plastica rinforzata con fibre di vetro GFRP (glass fiber reinforced plastic) la cui matrice è termoindurente a temperatura ambiente o per condizionamento in appositi stampi riscaldati o con l’ausilio di forni. Il suo impiego è relativamente recente in vari settori industriali; alimentare, auto, nautica, ecc.

Per quanto riguarda la costruzione di yacht, imbarcazioni in genere, ha preso notevolmente campo perché consente di replicare all’infinito per x numero di prodotti tutti uguali, quindi una costruzione in serie, con manodopera non prettamente specializzata, inoltre si presta alla realizzazione di design a volte anche complessi, cosa che altri materiali non consentono di fare. Nel tempo si sono evolute anche le tecniche di costruzione, ma almeno fino alla fine degli anni ’90 dello scorso secolo, la lavorazione era principalmente eseguita a cielo aperto con procedimento manuale. Un’altra sua particolarità è la possibilità di diversificare gli spessori a piacimento, questo consente di aver maggiore robustezza là dove occorre e maggiore leggerezza dove non necessitano particolari caratteristiche meccaniche. A ciò si aggiunge anche una relativa economicità sia per la realizzazione del manufatto (le resine derivano dal petrolio e le fibre dalla silice) sia anche per la realizzazione delle attrezzature necessarie, stampi, e strutture poco più che artigianali, è sufficiente un capannone, alla bisogna, e si può iniziare a lavorare, almeno questo era possibile fino a qualche anno fa, oggi con le ASL agguerrite è un po’ più complesso.

Come dicevamo all’inizio, le tecniche di stampaggio si sono evolute, rimanendo tuttavia in campo nautico, nello specifico la costruzione di yacht, sono rimaste la stratificazione manuale con l’ausilio di rulli impregnanti alimentati da apposite pompe, con successivo rullaggio per l’eliminazione di eventuali bolle d’aria inglobate. La infusione a vuoto cioè l’iniezione a bassa pressione di resina con l’ausilio di pompe per creare il vuoto, appunto. Questa tecnica consente di avere manufatti con una presenza di matrice, resina, più bassa a vantaggio delle prestazioni meccaniche e del peso, oggi si riescono a realizzare scafi anche di notevoli dimensioni. Inoltre, per imbarcazioni più performanti, si utilizzano autoclavi per la compressione dei laminati (resina+fibre) anche a diverse atmosfere e la loro cottura (indurimento) a temperatura anche elevata. Queste due sono le principali tecniche costruttive. Naturalmente i laminati possono essere rinforzati con fibre di aramidiche (Kevlar brevetto Dupont) e fibre di carbonio, ciò dipende dall’utilizzo e dalle prestazioni che si vogliono ottenere. Una delle prime barche realizzate in composito avanzato fu grazie a Gardini con il suo “Moro di Venezia” interamente in carbonio, scafo e rig (diamo a Cesare quel che è di Cesare).

La resistenza degli yacht costruiti in vetroresina è sufficiente al loro impiego, inoltre la sua resilienza consente di assorbire urti senza deformarsi come l’acciaio o l’alluminio, certamente fino ad un certo limite perché dopo si rompe e le riparazioni sono abbastanza semplici per superfici modeste, complicate o sconsigliabili per grandi superfici. Inoltre è questo il materiale che potrebbe presentare osmosi anche se oggi è abbastanza improbabile. La non riciclabilità è un punto sul quale l’industria nautica dovrebbe fare una riflessione, e gli utenti naturalmente. Vantaggi: costi, leggerezza, plasticità. Svantaggi: impatto ambientale, non riciclabilità. Per quanto riguarda l’ambiente tuttavia non dobbiamo dimenticare che anche le vernici utilizzate sugli scafi in metallo non sono poi così innocenti. Vantaggi: -peso -costi. Svantaggi: non riciclabilità, affaticamento nel tempo.

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